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La riconciliazione (la ricostruzione delle relazioni) e la Festa

È la dunque la gioia l’orizzonte salvifico di un cristiano. Gioia che è VisioDei già qui in terra, vedere e sentire con occhi nuovi. Ma la gioia non è avventura personale. Come si può gioire se il fratello soffre, vive nel dolore, nell’indigenza, nella solitudine? Ecco dunque che il cristiano non può che essere un uomo di riconciliazione, non solo o tanto di perdono e carità, ma anche di com-partecipazione alla vita, di corresponsabilità. Il che comporta una strategia di nuovo incontro e di ritrovamento con i fratelli. Il Buon Pastore va alla ricerca della pecora smarrita. Che ha lasciato il sentiero sicuro che la conduceva all’ovile. Saranno le vicissitudini della vita, le sue negligenze o le sue distrazioni, le sue colpevoli rinunce, in ogni caso si è smarrita. Ma senza quella pecora il padre è infelice. Non gli basta che le novantanove pecore siano al sicuro. Per la vera felicità manca quell’unica pecora che si è perduta. La felicità è nell’unione, la bellezza è nel frammento che si ricompone nella totalità della visione. Anche nell’arte è l’insieme che conta, ciò che nella sua pienezza, nella interezza l’opera rimanda, sia essa un quadro come un’installazione. La felicità è nel punto di arrivo. Ecco che il cristiano non può non essere un riconciliante, un uomo che ha come obiettivo anche il ritrovamento e la ricomposizione. Dei rapporti, delle visioni, degli obiettivi. Oggi la vera preghiera è un’invocazione all’unità. Da soli non ci si salva.
Il nuovo numero di AT contiene vari interventi significativi. Oltre al consueto dibattito introduttivo, dedicato a raccogliere sul tema della riconciliazione le considerazioni di nomi di rilievo impegnati in diversi ambiti dell’arte e della teologia, artisti, storici dell’arte, biblisti, teologi, giornalisti, sono presenti interventi di ricerca sul tema di conosciuti studiosi, cui fanno seguito interviste, testimonianze, testi di protagonisti, itinerari, recensioni di mostre e di libri, notizie. Tra i tanti argomenti, tutti preziosi, si mettono in evidenza l’importante contributo di Tiziana Lorenzetti, steso a consuntivo di un rilevante seminario su “Le religioni e l’arte” da lei condotto presso l’Università Gregoriana di Roma e l’ampia, illuminante intervista con Giovanni Gazzeneo.
Sul tema intervengono, nell’ordine:
p. Guido Bertagna, docente Facoltà Teologica, Venanzio Manciocchi, artista
Padre Matteo Munari, biblista, Ruggero Lattanzio, teologo evangelico-battista
Margherita D’Aquino, docente di teologia, Mary Attento, giornalista.
p. Guido Bertagna
Gesuita, Facoltà Teologica di Torino
Riabilitazione, riconciliazione ed ogni movimento che prova a superare il dolore di una ferita o di una violenza ha bisogno di trovare una faglia, un’apertura nell’esistente. Un’apertura in cui possa tornare a scorrere la vita. Il dolore ha un potere, silenzioso ma molto forte, di congelare le situazioni, di paralizzare la memoria, di impedire lo scorrere della vita.
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Venanzio Manciocchi
Artista
L’arte, per sua natura, è espressione di dialogo e conciliazione. Il dialogo appartiene alla sua dinamica interna, al suo motivo originario, non è solo una questione estetica. Quante volte mi accade, mentre dipingo, di accostare colori che striderebbero nella realtà e che, invece, nell’opera si uniformano nella visione d’assieme e danno il senso di una superiore armonia…
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Padre Matteo Munari
Biblista
La vita è un dono meraviglioso che abbiamo ricevuto gratuitamente. Questa affermazione sembra essere di carattere tautologico, in quanto ciò che è dono è per definizione gratuito. In realtà, ogni dono implica aspettative e reazioni. Nella parabola del servo spietato (Mt 18,23-35), è narrata la situazione di un uomo che doveva al re diecimila talenti…
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Ruggero Lattanzio
Teologo evangelico-battista
Il cristianesimo, prima ancora di essere una religione basata sull’osservanza di riti e precetti, è il lieto annuncio dell’auto-rivelazione di Dio nella persona di Gesù Cristo, il quale prende l’iniziativa di venire a riconciliarsi con un’umanità disorientata e smarrita a causa della propria pretesa di bastare a se stessa. Come scriveva l’apostolo Paolo ai Corinzi…
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Margherita D’Aquino
Docente Studio Teologico San Paolo, Catania
Era la notte di Natale del 1993 e a Tibhirine, in Algeria, in un monastero trappista, sette monaci si stavano preparando a vivere la Veglia, quando ricevettero la visita di un gruppo islamico armato. Tra le mura del monastero, uno di loro, il più giovane, Christophe Lebreton, il vicepriore, un musicista, poeta, contadino e artista, scrive un Diario.
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Mary Attento
Giornalista
Viviamo in un’epoca segnata a livello mondiale da guerre, disuguaglianze, crisi climatiche, conflitti e iniquità con, al centro di tutto, una mancanza cruciale: le relazioni autentiche e la solidarietà. Da qui la necessità di rinnovarsi e ritrovare l’umano, di promuovere il perdono e la riconciliazione, di creare ponti di pace e unità nel mondo.
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