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autore
Venanzio Manciocchi
L’arte, per sua natura, è espressione di dialogo e conciliazione.
Il dialogo appartiene alla sua dinamica interna, al suo motivo originario, non è solo una questione estetica. Quante volte mi accade, mentre dipingo, di accostare colori che striderebbero nella realtà e che, invece, nell’opera si uniformano nella visione d’assieme e danno il senso di una superiore armonia, di un linguaggio proteso ad un senso di ulteriorità.È come se la vera natura dell’arte fosse al di là dell’arte stessa, come se il fine stesso del dipingere non fosse nell’opera in sé, ma nel lavoro stesso del pittore. Sento, mentre dipingo, che è come se lavorassi per un fine che non ha mai fine.
Ed è per questo che ogni crisi, che pure frequentemente attraverso nel mio cammino d’artista, è sempre temporanea; tutto si supera nel bisogno primario di raccontare, di esprimersi, di comunicare. Il linguaggio dell’arte è fatto per intendersi al di là dello spazio e del tempo, per capirsi al di là delle forme; è fatto per superare ogni distanza geografica, di cultura, di razza.

Di fronte alle opere è possibile incontrarsi, riconoscersi, scoprirsi esposti allo stesso profilo di umanità.
Si, l’arte è apertura profonda alla vita, ogni tipo d’arte, ed è apertura all’invisibile e al suo mistero. Ecco perché può superare ogni steccato, perché concilia il vedere col sentire e il visibile con l’invisibile, dona all’uomo e alla sua vita una direzione, quella del mistero creatore.