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Poesia

A cura di Annamaria Tamburini. Cliccare sulle immagini per ingrandirle
 
Biografia di Padre Agostino Venanzio Reali

La gioia della luce

autore
p. Agostino Venanzio Reali

LA VISITA

Veniva il sole
negli ermi pomeriggi autunnali
e mi teneva compagnia
nell’umida cella
amico lungamente silenzioso.
Faceva sorridere le vecchie pareti
e l’inerme cuore
si sentiva preso per mano
come da una bimba
e camminare nei campi di aprile.
Brucava lento le penombre
saliva sul tavolo
dorava i pochi libri
si posava sul bianco giaciglio.
E quando doveva partire
non sapeva risolversi a lasciarmi:
si struggeva tremante in un saluto
finché cedeva alla dolce
implacabile violenza degli astri.
Rimanevo solo
col quadrante immenso dell’orologio
sulla gialla parete di fronte.
Ore di mestizia greve
quando muore il sole
e non sono ancora fiorite le stelle.
(da Musica Anima Silenzio, in A.V. Reali, Primaneve, Book Editore, 2002, 2019, p. 17)

2. Rami d’albero con fiori gialli, acquerello e inchiostro nero su cartoncino, cm 19,1x 19,8, Archivio “A.V. Reali”

PRIMANEVE

Hai tu la dolce memoria
premente l’anima adulta
di quando la neve
la prima volta vedemmo
sulle tettoie cadere?
C’erano i merli neri;
girellava il cane di Egisto
lungo la siepe, annusando;
e una luna strana batteva al soffitto.
Le rame ovattate tramavano
l’aria grigia, immobili
corna di cervi imbalsamati;
il gatto faceva le fusa
presso la brace disfatta
e il breve canto dei passeri
lontano sotto i petali freddi.
Dolce nescienza non sapere
donde venisse la neve. (ivi, p. 18)


MERIDIANA

3. Creazione 9, dipinto con tecnica mista su cartoncino, cm 43,5×52,5, Convento Cappuccini Cesena

Nel silenzio d’anni luce
ritmato dal respiro equinoziale
passa una vampa funesta
ossessive cicale in cavi ulivi
alla falba montagna pochi vivi
e io percosso dal demone
riparo all’ombra di Dio. (ivi, p. 19)


IN OGNUNO DISPERA L’ETERNO

Stamattina gli uccelli cantano sinistri
in un sole d’islanda e stoccafissi
e io sogno canarini d’agrumi
contro il mare ionico.
Il soffitto del cielo è senza valichi
e in ognuno di noi dispera l’eterno.
Di parvenze escluse dalla siepe
piú se ne innamora la mente,
quasi ombre di nubi
mandate da collina
a collina dal vento,
liberando favi di stelle.
Se venendo la sera sapessi
che il mio male non le ha toccate
me ne andrei con la speranza
d’una fragrante purezza.
(da Incontro alle cose, in A.V. Reali, Nóstoi. Il sentiero dei ritorni, Book Editore, 1995, 2019³, p. 48)


COSI’ REMOTA DALLA MORTE

4. Creazione 5, dipinto con tecnica mista su cartoncino, cm 43,5×52,5, Convento Cappuccini Cesena

Cosa fai, bambina,
cosí remota dalla morte
nella camera ardente:
fiammeggiano i tuoi occhi grandi
colmi davanti al mistero.
Come stai imperiosa presso la morte!
Io tremo selvaggina rincorsa
dai veltri del rimorso.
Non dirmi il tuo nome,
voglio perdere tempo
a cercarlo nel labirinto
del mio esile cuore.
(da Vetrate d’alabastro (confessioni e preghiere), in A.V. Reali, Primaneve, cit., p. 96)


LA BRECCIA

5. Crocifisso con figura femminile, tecnica mista su carta, cm 71×61, Convento Cappuccini Cesena

C’era fra noi e Dio
una parete senza finestre,
ma il suo amore l’aprí
una breccia nel mistero.
Apparve fra noi come noi,
ci parlammo sulle piazze
e il vino della gioia
tornò a inebriare i paesi.
Venne a cercare pietre
per alzare una diga
contro la piena della morte.
Chiamò la gente con un grido,
chiese le nostre mani
che costruivano trincee
per edificare la casa dell’uomo. (ivi, p. 76)

Signore della luce e dell’amore

Ritorno, come l’acqua del fiume
che risponde al mare, in Te,
Signore della luce e dell’amore.
Non andare alla montagna,
mi smarrirei per via:
scoscesa è la salita,
trepida la lucerna.

Ma tu corri alla montagna
e muoiono le cose nel crepuscolo
in me che non ho requie se la sera
appena la tua voce ode il mio sangue.

Sull’arida duna spenta
spunta una rossa falce di luna,
scendo all’ombra di una palma,
bevo lacrime di stelle.

Il Tibesti dorme lontano.
(da Incontro alle cose, cit., p. 98)


BIANCONERA LACRIMA

Mio cuore, non so
donde mi risgorghi
cosí inerme e disposto
ad accogliere il Signore.
Ti doleva la bianconera
lacrima monacale
e desiderio ti prende
di corrispondere col mare.
La tua lettera d’amore
m’incrina e sanguina:
sei piú libero,
ti avverti meglio
e vai col fiume alla foce.
Tu sai il deserto e la tundra,
la croda e il frangente,
il canino aguzzo,
la lama affilata.
Ma stasera all’improvviso
mi ti sei fatto vivo
come una fragranza di viole
sotto la quercia antica,
serrati usci e finestre.
(da Vetrate d’alabastro, cit., p. 56)

Tace la fontana

Nello spazio folgorato un tempo
dal segmento di luce fra anima e Dio,
inoffeso cristallo, tace la fontana.
Ho crepe sul fondo d’argilla,
sono grido di sete
a te, virginea vena:
irrorami i pensieri
nel ventoluna di lucciole
che reca alla tua icone nel crocicchio
l’affanno dell’umile gente.
(da Incontro alle cose, cit., p. 99))

Mercoledì delle Ceneri

1. Vaso di fiori, pittura su cartoncino, tecnica mista, cm 22,7×33, Archivio “A.V. Reali” (presso il Convento S. Giuseppe dei Frati Minori Cappuccini di Bologna)

Mi pedinavi dentro
da dietro la siepe.
Per eludere i tuoi occhi,
profittai della svolta,
scordando, fatuo, che tu,
luce alla mente, penetri la selce.
Poi fingesti giungere,
lacero i piedi, sparsa
di sudore la fronte.
Di buon umore, sebbene
non parevi la folgore
che mi struggeva dentro.
Ti vidi passare oltre, fingevi,
col tuo mare di pietà di sempre
che t’incrinava il nostro cuore.
Volevi che il tuo dono
da me tornasse a te liberamente.
Ma io ti lasciai passare,
infinita bellezza
ed infinito amore,
oltre la siepe di convolvoli.
Fino a quando, Signore,
questo esasperante duello
sul profilo del tempo.
Le forze sono ímpari,
ma tu non vuoi sembrare di stravincere;
e allora mi ti lascio andare,
rendendoti la spada
a doppio taglio della libertà.
(da Sutor, in Nóstoi. Il sentiero dei ritorni, cit., p. 213)La gioia della luce

La pietra e l’acqua
tendono alla gioia della luce
ed io per sentieri di papaveri
all’anfora di Dio.
Dove sei, Signore!
Ti cerco sulla riva del mare,
nelle pupille profonde,
fra le stelle ridenti mute,
oltre l’aurora dei mondi.
Anche il mare non parla,
se taci; ma il lume dei fiori
che penano in me, nell’anima
è un presagio della tua presenza.
Ma anche i fiori non sanno
che un giorno passò il Signore,
in una mano la gioia per noi
e nell’altra per sé il dolore. (ivi, p. 216)


CEDERE POTRO’ ALLA BELLEZZA

Donna con gallo 1, olio su carta, cm 33,5×19, Convento Cappuccini Cesena

Pregare è intendere il Verbo
che urge gli uomini
come l’oceano i fiumi.
Oltre nebbie di mentastri
e dolci spazi di tempo
alto sulla mente è l’approdo
e per noi, esuli da noi stessi,
è martirio la distanza da te.
La presente stagione
spaesa l’anima per gli occhi
che provvida ferisce l’eco
propria dal limite del mondo
per cui si rende familiare a te,
sola speranza all’uomo e all’universo.
Quando riavvolgerai i cieli
e le mie pupille toccheranno le tue
cedere potrò alla bellezza
senza presagire la riva.
(da Vetrate d’alabastro, cit., p. 60)


MARIA DI MAGDALA

Donna con gallo, olio su carta, 2cm 33,5×19, Convento Cappuccini Cesena

Diroccata dal peccato
sei franata all’eterno.
Guardami, dicesti:
vidi una creatura
tremante nel suo nulla.
Dilagò il perdono
e la fronte redenta
brillò nel sole recente.
Era venuto il Signore
e piú non t’importava
che fossero le stelle
tanto lontane.
(da Eccedenti Bozzetti, in Nóstoi. Le poesie ritrovateBook Editore, 2024, p. 88)


Dalla trasposizione poetica del CANTICO DEI CANTICI (da Il Cantico dei Cantici nella trasposizione poetica di Agostino Venanzio Reali, Book Editore, Castel Maggiore-Bologna 1999, 2003 , 2019 ):

Mi baci la tua bocca
Amata Mi baci la tua bocca,
amore più del vino inebriante.
Gradevole al respiro
più che di ungenti è l’effuso
aroma del tuo nome: ti sospirano
perciò le adolescenti. (Ct 1,2-3)

Folleggeremo insieme
Coro Se ci involi
folleggeremo insieme,
predace re dei cuori; se c’inviti
nei tuoi appartamenti esulteremo
fra cori e danze, nostalgia recando
più che del vino delle tue carezze,
noi che perdutamente ti amiamo. (Ct 1,4)

Mi pernotti fra i seni
Amata Spira fragranza il mio nardo,
mentre nel tuo recinto soggiorni,
re del mio cuore, fiorito
ramo d’alchenna
nelle vigne d’Engaddi, amore
che anche mi pernotti, come
torsello di mirra, fra i seni. (Ct 1.12)

A una palma somigli
Amato […] Mi siano i tuoi baci come un vino
stagionato che fra i labbri tramortiti
scende diritto al mio gradimento. (Ct 7.10)

L’amore è indomabile più che la morte
Coro Chi è costei che viene dal deserto
chinata dolcemente al suo diletto?
Amato All’ombra del melo ove tua madre
nel grembo ti portò sino alla luce
là ti riscossi dal sonno.
Amata Come un sigillo imprimimi sul cuore,
come uno stigma portami sul braccio;
poiché l’amore è indomabile
più che la morte, inflessibile
la gelosia più che lo scheol.
Un rogo sono i suoi impeti
d’incoercibili fiamme: non vale
il mare a sopirne gli ardori,
né a travolgerlo i fiumi.
Se donasse
qualcuno ogni suo bene per averne
amore, onta ne avrebbe. (Ct 8.5-7)

Amata Un baluardo sono io
e pinnacoli i miei seni;
perciò divenni ai suoi occhi
come sposa che pace ritrovi. (Ct 8.10)

Tornami a sembrare…
Amato Tu che soggiorni dentro un paradiso,
fammi la tua voce riudire: si tendono
gli amici in ascolto.
Amata Tornami a sembrare, amato mio,
un cervo, un capriolo sui profili
dei monti che fragrano, viola. (Ct 8.13-14)


Agostino Venanzio Reali

Originario di Montetiffi, minuscolo borgo dell’alta Valle dell’Uso appartenente al Comune di Sogliano al Rubicone (FC), Agostino Reali nasce il 27 agosto 1931, penultimo di sei figli, da umile famiglia di tradizione contadina. L’ingresso nel Seminario dei Frati Minori Cappuccini di Imola all’età di undici anni segna definitivamente la sua vita nella determinazione per la scelta religiosa. Dopo l’interruzione dell’ultimo anno di guerra – poiché con il precipitare degli eventi i superiori decidono di rimandare gli studenti alle loro case – riprende regolarmente il percorso di studi che lo porta al noviziato presso il Convento di Cesena dove entra col nome di fra Venanzio da Sogliano (13.8.1947), alla professione temporanea l’anno successivo (Cesena 22.8.1948), a quella perpetua il 4.10.1952 a Bologna e all’ordinazione sacerdotale, infine, per le mani di mons. Gilberto Baroni il 29 giugno 1957.
Non appena ordinato, viene inviato a Roma, presso il Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi, per conseguire la licenza in teologia alla Pontificia Università Gregoriana e in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico. In questi anni approfondisce anche lo studio di san Bonaventura, cui dedica sia la dissertazione teologica del giugno 1959 (“moderante” il prof. Zoltan Alszeghy) presso la Gregoriana – Quo sensu adhibetur imago luminis in doctrina de gratia a S. Bonaventura –, sia l’esercitazione biblica per l’esame con cui il 18 giugno 1962 si congeda dal Biblico – San Bonaventura e il problema sinottico –. Ma fondamentale per p. Venanzio negli anni di permanenza al Biblico è stato certamente l’incontro con il giovane professore Luis Alonso Schökel, convinto assertore della dimensione simbolico-letteraria del testo biblico e indiscusso maestro di esegesi.
L’amore per la poesia – in senso lato, ivi comprese le arti figurative: disegno, pittura, scultura – risale alla prima infanzia, ma con l’età e lo studio questa inclinazione naturale alla Via Pulchritudinis si affina nella fedeltà a un lavoro non dilettantistico, coltivato anzi con passione e determinazione fuori dalle luci della ribalta e tuttavia costante, senza soluzione di continuità sino alla soglia della morte.
Gli anni romani furono particolarmente intensi anche per la frequentazione di personalità del mondo letterario e artistico: tra le sue carte restano memorie e documentazione di scambio con Cardarelli, Govoni, Ungaretti, Pasolini, Caproni, Betocchi, Guttuso, Spagnoletti, De Luca, Cimatti…Tra il 1961 e il 1964 alcuni suoi componimenti appaiono sulle riviste «Fiera Letteraria», «Belmondo», «Persona». Il poeta Giorgio Caproni lo presenta nel 1961 a una trasmissione radiofonica leggendo Primaneve. «Giovane padre cappuccino dalla lunga barba castana spartita in due corni mosaici, gli occhi chiari e ridenti, di fanciullo», scrive Pietro Cimatti dalle pagine di «Fiera Letteraria», «era fra’ Venanzio, il fraticello amico di tutti i letterati romani, come seppi poi, poeta in segreto e, da qualche mese, scopertosi anche pittore in un suo ingenuo primitivo simbolismo che ha visto Rouault e Chagall, e ha “visto dentro” una colorata, fantasiosa, anima di fanciullo».

Conclusi gli studi, con il rientro in provincia fra Venanzio assume incarichi di formatore come vice-maestro dei professi a Bologna (1962-63, rinuncia 1965-66) e a Reggio Emilia (1964-65). Negli anni 1962-63 a Bologna è anche bibliotecario provinciale. E inizia a insegnare Sacra Scrittura, attività che lo occuperà per circa trent’anni parallelamente ai numerosi impegni che gli vengono assegnati all’interno dell’Ordine: insegna presso gli studentati dei Frati Cappuccini di Bologna (1962-64, 1965-77) e Reggio Emilia (1964-65), presso gli Studi Teologici di Bologna (Dehoniano 1976-1978; Antoniano 1977-1992), dei Cappuccini a Venezia (1987-1990) e presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose di Ferrara (1988-1993).

Nel 1966 inizia il servizio di assistenza religiosa ai malati presso l’Ospedale Bellaria di Bologna che porta avanti ininterrottamente sino al 1981, anno in cui viene nominato Ministro Provinciale (1981-1987). Appassionato amante della natura, in questo periodo si costruisce una specie di minifattoria sul terreno del nosocomio, dove pare avere ricavato anche una sorta di proprio “atelier”, o comunque uno spazio di deposito di un nutrito numero di opere soprattutto scultoree. Tra il 1969 e il 1976 si colloca un’interessante corrispondenza con la traduttrice Dora M. Pettinella, alla quale si deve la pubblicazione di alcuni suoi componimenti oltreoceano (in traduzione inglese con testo a fronte) sulla rivista della Ohio University, “Mundus Artium” (primavera 1971).
Ma i libri di poesia tardano ancora oltre un decennio. Egli coltivò lungamente un proprio disegno di opera omnia per la quale aveva pensato al titolo paradigmatico di Parabole del mio tempo, un progetto ampiamente articolato che non poté portare a termine, del quale nell’Archivio Reali si conservano varie stratificazioni redazionali. Oltre alla trasposizione poetica, dall’originale ebraico, del Cantico dei Cantici (Forum/Quinta Generazione, 1983) che si considera opera prima, solo alcune raccolte (che appaiono come sottosezioni di Parabole) sono state pubblicate vivente l’autore: Musica Anima Silenzio – velleità di un omaggio a Emily Dickinson (Rebellato 1986), Vetrate d’alabastro (confessioni e preghiere) (Forum Quinta Generazione 1987), Bozzetti per creature (Forum Quinta Generazione 1988), raccolte riunite nel volume postumo Primaneve (Book Editore 2002, 2019²).
Terminato il doppio mandato di Ministro provinciale, padre Venanzio si ritira nel Convento di Comacchio in Santa Maria in Aula Regia, dove si trovava il museo mariano cui aveva lavorato, collaborando all’allestimento. Dal 1990 alla morte è direttore di «Messaggero Cappuccino», la rivista della propria famiglia francescana (della Provincia, allora, dei Cappuccini bolognesi-romagnoli). A parte alcuni viaggi, la biografia di Reali si presenta sostanzialmente povera di eventi. E infine, dopo essersi fatto carico lungamente della sofferenza del prossimo, nella ricorrenza dell’Annunciazione una lunga e dolorosa malattia lo spegne il 25 marzo 1994.
Nel primo anniversario della morte i confratelli, che in gran parte non sapevano, in vita, della mole e della qualità dell’opera di padre Venanzio, con il medesimo titolo Nóstoi. Il sentiero dei ritorni pubblicarono in memoria un’antologia poetica (Book Editore, 1995, 2019³) e un primo catalogo di arte figurativa. Ulteriori acquisizioni di poesia sono confluite più di recente in Nóstoi. Le poesie ritrovate (Book Editore, 2024). Gli articoli bib
La poesia di Reali si caratterizza per un linguaggio colloquiale, ma raffinato, coltissimo e puntualmente preciso; affonda in una tradizione culturale estesissima nel tempo e. nello spazio, ma allusioni e citazioni, talvolta più velate, in altri casi più scoperte, non rispondono al gusto di un eclettismo da esibire, servono invece a stabilire un dialogo con gli autori intorno alle grandi domande che hanno attraversato nella storia, e da sempre attraversano, l’esistenza umana, come ricerca e forma di conoscenza in un confronto sincero, da compagno di strada, invitando il lettore a entrare nelle profondità del testo per riconoscerne, oltre la superficie, i valori simbolici che vi sono sottesi.